Del resto le contraddizioni del mondo contemporaneo fanno aumentare le paure e le tensioni tra i cittadini. Da molte parti si diffonde un’ideologia che esalta l’egoismo sociale, il razzismo, l’individualismo esasperato, una sorta di darvinismo sociale che finisce per moltiplicare i rancori tra gruppi di persone e minare a fondo la tenuta sociale del paese: giovani contro vecchi, italiani contro stranieri, occupati contro precari, lavoratori autonomi contro pubblico impiego, spesso persino competizioni durissime tra gli stessi esclusi. La moltiplicazione dei micro-conflitti ha una funzione strategica per l’affermarsi di una concezione autoritaria e antidemocratica.
L’ARCI è all’opposto di queste impostazioni. Si impegna per ricostruire comunità partecipate e solidali, basate sui diritti, sulle relazioni tra gli individui e la tutela dei soggetti più deboli. Auspica per questo una dilatazione dello spazio pubblico e non una sua diminuzione. Bisogna prendere atto che si sono dilatati i modi, i luoghi e gli attori della politica. Lo stesso sviluppo dei diritti legati alla cittadinanza assume un senso se oltre all’enunciazione si creano soggetti collettivi capaci di rivendicare, praticare e difendere i diritti. Accanto a quelle tradizionali, emergono positive forme di impegno civile che hanno al centro l’organizzazione di buone pratiche sociali diffuse e uniscono insieme slancio ideale e concreto agire. Si tratta di attività virtuose che si sviluppano in molti campi. Solo pensando alla Toscana e a situazioni che entrano in contatto con l’ARCI emerge una lista troppo lunga per poterla citare tutta. Nella nostra regione vengono raccolte ogni anno donazioni per milioni di euro dedicate a progetti di cooperazione decentrata e dal basso rivolti a comunità povere di tutto il mondo. In maniera imprecisata e crescente si svolgono iniziative dedicate alla ricerca di stili di vita e di consumo rispettosi della natura e che escano dagli schemi del mercato con proposte legate al commercio equo e solidale, al consumo consapevole, alla diffusione di prodotti biologici.Spazio pubblico non comprende solo l’attività politica come tradizionalmente intesa e neanche solamente una categoria, già molto più ampia, che è quella dell'impegno civile. Fondamentale per il benessere dei cittadini è lo sviluppo di attività socioculturali. Questi temi sono ampiamente sottovalutati nel dibattito politico, che spesso li individua come questioni secondarie, quasi un di più rispetto ai problemi strutturali quali lo sviluppo economico. In realtà il comparto socioculturale è un aspetto essenziale per definire le modalità di relazione e l’identità di una comunità e diventa aspetto ancora più importante in fasi di crisi come quella attuale. Non è un lusso ma una risorsa indispensabile per affrontare la crisi. Nella categoria socioculturale vanno incluse sia azioni ispirate da forte impegno sociale sia attività ricreative, quali il gioco, la festa, la cena sociale. Inoltre fare i conti in maniera positiva col futuro significa accettare le sfide nuove che vanno emergendo nei settori dell’informazio e, comunicazione e formazione permanente.
Rivendichiamo con orgoglio e forza la funzione fondamentale che hanno per la vita di tutti la dimensione ricreativa e quella culturale, che poi sono i concetti chiave che definiscono la natura dell’ARCI fin dal nome.
Una questione per noi fondamentale è senz’altro l’atteggiamento nei confronti dei migranti. Su questi temi si stanno scrivendo pagine di storia italiana tra le più vergognose dalla fine della guerra. L’immigrazione è un fenomeno complesso e difficile, ma tipico del mondo moderno che va affrontato con competenza e senso di giustizia e responsabilità , rifiutando forzature ideologiche e atteggiamenti razzisti. Non bisogna dimenticare che un settore crescente di popolazione, costituita prevalentemente da stranieri, gode di pochissimi diritti e subisce spesso forme di sfruttamento e angherie che non hanno precedenti. Non è più questione di solidarietà occuparsi di questa parte di popolazione. Ci si scorda che la presenza dei migranti sul nostro territorio è da considerarsi stabile e strutturale e non temporanea e marginale.
La storia europea di quei paesi di più lunga tradizione in fatto di immigrazione ci insegna che se non si affrontano per tempo i problemi di integrazione si rischiano in futuro conflitti pericolosi e poco gestibili. Crediamo però che il movimento associativo possa svolgere una funzione importante nei processi di coesione sociale ed integrazione. I nostri circoli del resto vedono una presenza molto ampia degli stranieri e si fanno carico, spesso senza sostegno, di percorsi di integrazione.
Vincenzo Striano
Presidente Arci Toscana
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